• 18 Febbraio 2026
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Una vocazione che da sempre attraversa la vita personale e professionale di Carla Botta. Il charity, per la fondatrice di Carbot Communication, non ha mai rappresentato un’attività collaterale, ma la spinta che ha reso possibili innumerevoli progetti. Dalla collaborazione con Fondazione Telethon ai progetti a sostegno della ricerca con Fondazione Serena e Centro Clinico NeMO, dall’oncologia pediatrica agli orfani di femminicidio, fino all’Africa con Total Life Onlus, il suo impegno si traduce oggi in un’iniziativa originale che coinvolge il mondo della pizza: “Se lievita è vero Amore”.

Carla, quando nasce il suo legame con il charity?
“Credo che il charity scorra nelle mie vene da sempre. Da bambina, quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande, rispondevo la missionaria. Poi ho capito che non era così semplice, che forse il mio modo di aiutare gli altri avrebbe preso un’altra forma. Ma quel desiderio di essere utile, di rispondere ai bisogni degli altri, non mi ha mai abbandonata”.

Come hai integrato questa vocazione con il tuo lavoro?
“Facendo un altro mestiere, ho trovato un modo diverso per contribuire. Mi occupo di immagine e comunicazione per aziende e, nel tempo, ho capito che potevo creare un ponte tra il mondo imprenditoriale e i progetti sociali. È così che, circa dieci anni fa, ho iniziato il mio percorso con Fondazione Telethon, partendo dal territorio, in Irpinia e in Campania, fino ad arrivare all’area grandi donatori. Poi ho ampliato lo sguardo ad altre realtà e altre cause”.

Quali sono le cause che oggi senti più vicine?
“Non esiste una causa più importante di un’altra. Ognuna rappresenta una parte di umanità che ha bisogno. Penso alla ricerca sulle malattie genetiche rare, ma anche alla qualità della vita sostenuta da Fondazione Serena Onlus. Penso all’oncologia pediatrica, alla ricerca scientifica sostenuta da Fondazione Umberto Veronesi, agli orfani di femminicidio. E poi c’è l’Africa, il Kenya, dove con Total Life Onlus lavoriamo per portare assistenza sanitaria, farmaci, formazione al personale locale. Mi sono spesa, e continuo a farlo, su più fronti, perché credo che ognuno abbia il suo perché”.

Da dove nasce l’idea alla base di “Se lievita è vero Amore”?
“Era un progetto nel cassetto da almeno due anni. Non tanto complesso nell’idea, quanto nell’organizzazione. Coinvolgere pizzaioli e pizzerie, ognuno con le proprie difficoltà tra personale, food cost, nuove aperture, non è semplice. Anche quando sono tuoi clienti o amici, fermarli e portarli su un obiettivo sociale richiede tempo, energia, visione condivisa. Per due anni ho immaginato questo progetto senza riuscire a metterlo davvero su carta. Poi ce l’ho fatta”.

In cosa consiste concretamente l’iniziativa?
“Siamo partiti con cinque pizzaioli, ora stiamo raccogliendo nuove adesioni. L’idea è arrivare almeno a dieci, ma credo che supereremo quel numero. Ogni pizzeria inserisce nel menù una pizza dedicata per un anno: l’intero ricavato sostiene i centri clinici NeMO a livello nazionale, legati a Fondazione Serena Onlus. Piace l’idea di fare qualcosa di concreto, di trasformare un gesto quotidiano come mangiare una pizza in un atto d’amore”.

È un progetto destinato a crescere?
“Assolutamente sì. Sto già accarezzando l’idea di una seconda edizione, con nuovi nomi e nuovi volti. L’obiettivo è costruire una storia nel tempo, arrivare magari a cento pizzaioli coinvolti. Vorrei che diventasse un appuntamento fisso, capace di raccontare tante storie diverse unite da un unico filo: fare qualcosa per gli altri”.

Se dovessi riassumere la tua filosofia in una frase?
“Se possiamo fare qualcosa, facciamolo. Perché anche un piccolo gesto, se condiviso, può diventare un grande atto d’amore”.