
Il food tra etica ed estetica. Il 2025 segna una svolta profonda nella comunicazione food, che esce dalla logica della visibilità a tutti i costi per entrare in una fase di maggiore maturità. Dopo anni dominati dall’estetica e dall’iperesposizione sui social, il racconto del cibo si fa più consapevole e strategico, mettendo al centro identità, reputazione e visione. Il food non è più solo immagine, ma linguaggio culturale, capace di costruire posizionamento e valore nel lungo periodo appropriandosi di una propria etica fatta di identità e coerenza.
Secondo Carla Botta, fondatrice di Carbot Communication, l’anno appena concluso ha segnato la maturità del settore: “La comunicazione food non è più un elemento accessorio, ma uno strumento strategico che lavora su reputazione, visione e coerenza”. Un cambio di prospettiva che si riflette anche nella scelta dei linguaggi e dei canali.
Se il digitale resta centrale, il ruolo dei social network appare profondamente ridimensionato. L’iperproduzione di immagini e format ha reso questi strumenti sempre più affollati e meno efficaci dal punto di vista del contenuto. I social non scompaiono, ma perdono la loro centralità all’interno delle strategie, lasciando spazio a canali in grado di garantire maggiore profondità e autorevolezza.
Il baricentro della comunicazione si sposta così sul web, sugli articoli e sui progetti editoriali, dove il racconto può svilupparsi in modo strutturato e duraturo. In questo contesto torna centrale anche il ruolo dell’ufficio stampa, inteso come leva capace di costruire relazioni, contesto e credibilità. “Il contenuto reale oggi vive sul web e nei progetti editoriali, mentre i social restano un mezzo, non il cuore della comunicazione”, sottolinea Carla Botta.
Nel corso del 2025, Carbot Communication ha seguito questa direzione puntando su una selezione più accurata dei progetti e su una narrazione meno esposta, ma più coerente. Il food viene interpretato come linguaggio culturale, capace di mettere in relazione brand, territori e identità, superando la logica della visibilità fine a se stessa.
Lo sguardo è ora rivolto al 2026, che si preannuncia come un anno di evoluzione e innovazione. Tra i progetti in cantiere spicca Communication Food, pensato come un percorso più strutturato e editoriale, affiancato da una novità importante che verrà svelata ufficialmente a gennaio e che promette di portare il racconto del food su un piano nuovo.
Il 2025 si è chiuso così come l’anno della consapevolezza: meno rumore, più contenuto. Una fase di maturità che apre a un nuovo modo di comunicare il cibo, più profondo, autorevole e orientato al lungo periodo.
