• 2 Gennaio 2026
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Il 2025 è stato l’anno di svolta per la comunicazione food. Un periodo di consolidamento, ma anche di ripensamento profondo dei linguaggi e dei canali, in cui il digitale si conferma centrale mentre i social mostrano tutti i loro limiti. Carla Botta traccia un bilancio dell’anno appena concluso con Carbot Communication e anticipa le direttrici su cui si muoverà il 2026, tra nuovi progetti, visione editoriale e una grande sorpresa in arrivo.

Carla, il 2025 è stato un anno chiave per la comunicazione food, che bilancio traccia?
“Il 2025 è stato l’anno della definitiva affermazione della comunicazione food come ambito strategico e non più accessorio. Non parliamo più solo di storytelling o di estetica del cibo, ma di costruzione di identità, posizionamento e reputazione. È una traiettoria che avevamo già iniziato a delineare negli anni precedenti, ma che quest’anno si è consolidata con forza”.

Cosa rende il 2025 diverso rispetto al passato, anche dal punto di vista dei canali?
“Più che di affermazione del digitale, parlerei di conferma del digitale, ma con una sterzata molto chiara. Il vero protagonista non è più il comparto social, bensì il web e l’ufficio stampa. È lì che oggi si costruisce il contenuto vero, quello strutturato, autorevole, duraturo”.

Ha parlato più volte di una “implosione dei social”. Cosa intende?
“I social oggi sono uno strumento troppo carico e al tempo stesso troppo vuoto. C’è un’esasperazione di immagini, video, formati, ma spesso manca il contenuto reale. È come un vuoto pneumatico: tanto rumore, poca sostanza. Per questo credo sia necessaria una riduzione del loro ruolo all’interno delle strategie di comunicazione”.

Quindi i social non sono più centrali?
“Non sono più il centro. Sono un mezzo, non il contenuto. Il contenuto vero vive sul web, negli articoli, nei progetti editoriali, nelle relazioni con i media. L’ufficio stampa, oggi più che mai, torna a essere uno strumento fondamentale, perché dà contesto, profondità e credibilità”.

Nel 2025 come si è evoluta la comunicazione food firmata Carbot Communication?
“Abbiamo lavorato molto sulla qualità del racconto, sulla selezione dei progetti e sulla costruzione di una narrazione coerente. Meno esposizione fine a se stessa, più strategia. Il food non è più solo “raccontato”, ma interpretato all’interno di una visione più ampia che tiene insieme brand, territorio e cultura”.

Nel 2025 è stata molto presente su riviste di settore. Che valore ha oggi per lei questo tipo di visibilità editoriale?
“Essere presenti su testate come F Magazine e Milano Finanza significa entrare in contesti autorevoli, dove il racconto è approfondito e il contenuto ha un peso reale. È la conferma che la comunicazione, anche nel food, ha bisogno di spazi editoriali strutturati, capaci di dare visione, non solo esposizione. Le riviste oggi rappresentano un punto di equilibrio tra digitale e carta, tra immediatezza e approfondimento, e sono uno strumento fondamentale per costruire credibilità e posizionamento”.

Guardando al futuro, cosa possiamo aspettarci dal 2026?
“Il 2026 sarà un anno di anticipazione e innovazione, a partire da Communication Food, un progetto che stiamo già costruendo e che rappresenta un’evoluzione naturale del lavoro fatto finora. Sarà qualcosa di più strutturato, più editoriale, più profondo”.

Ci sarà anche qualche novità importante?
“Sì, posso anticipare che ci sarà una grande sorpresa, un’idea innovativa che prenderà forma nel 2026 e che sarà resa nota ufficialmente a gennaio. Sarà un progetto editoriale che porterà il racconto del food su un piano nuovo, diverso da quello a cui siamo abituati oggi”.

In una frase, come definirebbe il 2025?
“Il 2025 è stato l’anno della maturità della comunicazione food e della presa di coscienza che il futuro passa dal contenuto vero, non dall’iperproduzione di immagini”.